lunedì 30 settembre 2013 redazione@alatri24.it

Vecchio ospedale San Benedetto di Alatri nel più totale abbandono: le proposte di Dario Ceci

L’ormai totale abbandono del vecchio San Benedetto di Alatri, vera e propria cattedrale nel deserto, posto all’ingresso della nostra città, facendo piena mostra di se in quanto a fatiscenza , degrado e pericolosità, grida il più totale sdegno verso i responsabili della cosa pubblica per il loro menefreghismo e la loro incapacità a pensare come poter e dover riconvertire un sito cosi importante e strategico.

E ancor di più lo sdegno si accresce quando si pensi che la struttura in questione potrebbe essere utilizzata per i più disparati servizi di utilità e solidarietà sociale. Ad esempio, si potrebbe pensare alla realizzazione e gestione di strutture economicamente accessibili, sia da parte dello stato, che da parte di organizzazioni no profit.

In questo senso significherebbe offrire alloggi e servizi con forte connotazione sociale, per coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato per ragioni economiche o per assenza di un’offerta adeguata, cercando di rafforzare la loro condizione soprattutto dal punto di vista della propria dignità personale.

Oppure, si potrebbe immaginare la realizzazione di una casa della salute dove ricevere le cure per i casi più semplici da parte di medici di base, specialisti ambulatoriali, infermieri, fisioterapisti e altri servizi sociali in modo da lassciare agli ospedali le patologie piu’ serie snellendo pertanto i già affollati pronto soccorso sfoltendo pertanto le vergognose attese, a vantaggio davvero di una sanità pubblica più a misura d’uomo.

Oppure ancora, atteso che nella vecchia abitazione delle suore ospedaliere, ambiente oggi del tutto impraticabile, e tutti ce ne dovremmo come minimo sentire imbarazzati, laici e soprattutto cattolici ,come si ricorderà e si saprà, concluse la sua giornata terrena l’unica Beata che annoveriamo tra i nostri illustri concittadini, Suor Maria Raffaella Cimatti, si potrebbe pensare alla realizzazione di una residenza assistita per lungodegenti, nel rispetto e nel solco della cura dei più bisognosi, verso i quali la Beata Cimatti profuse tutte le sue energie umane e professionali.

E chi avesse altre idee, le proponga. Approfittando anche dei nuovi fondi europei si avrebbe la reale possibilità di impegnare interessanti risorse economiche. Ad ogni modo ciò creerebbe tuttavia nuovi posti di lavoro o in qualche modo lo rilancerebbe, e rivalorizzerebbe , non poco, il nostro centro storico.

In quanto alla pericolosità per la salute oltre alla fatiscenza strutturale dell’immobile ,ricordo la presenza di quintali di amianto che dovrebbero essere rimossi e smaltiti. Purtroppo pero, sono troppi i silenzi e troppi gli occhi chiusi da parte dei responsabili della Asl(proprietaria dell’immobile!), che dell’amministrazione(responsabile il sindaco in ordine alla sicurezza sanitaria ed amnientale!).

Dario Ceci
comitato provinciale FI

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