Mamma e papà di Emanuele: i veri esseri umani

La mattanza di Alatri ha fatto il giro d’Italia. “Grazie” a coloro che hanno assalito e massacrato a calci, pugni e sprangate Emanuele Morganti, di soli 20 anni, spirato ieri pomeriggio al Policlinico Umberto I di Roma, la città ernica e l’intera provincia di Frosinone sono saliti nuovamente agli onori delle cronache per un fatto di violenza inaudita.

La rabbia è immensamente grande in questo momento e non esistono strumenti in grado di misurarla. Tuttavia, bisogna fare un grandissimo sforzo e controllarla, perché l’essere umano è colui che usa la forza fisica per aiutare e non per devastare un suo simile, peraltro in gruppo. L’essere umano è colui che usa la forza fisica per costruire e non per distruggere. Gli esseri umani, per intenderci, sono quelli che usano le mani per scavare a Rigopiano, non per pestare Emanuele riducendolo in fin di vita. E non è neanche corretto associare gli aggressori alle bestie, perché persino le beste non arrivano a tanto.

Cosa pensare allora? Cosa dire? Cosa fare? Ma soprattutto, come ricominciare dopo un dramma così grande?

Seguendo l’esempio dei genitori di Emanuele, i più colpiti da questa tragedia. La loro vita in questo momento è come una città dopo il passaggio di uno tsunami: completamente distrutta. Ciononostante, con l’autorizzazione all’espianto degli organi del loro amato ragazzo, mamma e papà hanno voluto dare ancora una volta fiducia al mondo, perché il loro gesto ricostruirà la vita di tante persone. Questi sono gli esseri umani.

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